La comunicazione presidenziale ai tempi dell'era Berlusconi funziona così. L'immagine è ciò che conta, è bene tenere alla larga chi può oscurare la credibilità del premier con domande impertinenti. In più occasioni abbiamo visto quanto SB abbia cercato di isolare e ridicolizzare i giornalisti che per diritto di cronaca si spingevano oltre il comunicato stampa di Palazzo Chigi. La critica non è ammessa, la linea deve essere una - non trina - e non si discute. Basti vedere gli attriti con FareFuturo e la linea antifiniana de Il Giornale.
Su YouDem fa capolino un altro tassello della storia dell'immagine e della comunicazione di Silvio B. in visita a una scuola de L'Aquila (qui il video). Nessun incontro con i cronisti che, come topi in gabbia, seguono il copione delle battute rivolte ai bambini dalla sala stampa a distanza allestita per l'occasione. Niente domande, sono consentite solo le riprese video di Rai, Mediaset, Sky e La7. Un giornalista di agenzia è ammesso in aula. C'è chi si lamenta dell'esclusione, ma la maggior parte si è abituata ad aspettare sulla soglia di casa. Altro che cani da guardia del potere, quelli erano altri tempi, altre ambizioni.
Eppure potrebbe avere ragione anche il cronista del Tg4.
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