Sandra Rondini, blogger di WhyModa, ha intervistato in esclusiva per Blogosfere il grande designer Romeo Gigli, durante il ciclo di conferenze "Talking IED" organizzato dal prestigioso IED di Roma.
Tantissimi gli argomenti toccati durante la lunga intervista video (che trovata su WhyModa): dal marchio Io Ipse Idem, il nome del suo nuovo brand, nato perchè "in questi quattro anni in cui sono rimasto al di fuori della moda, in cui ho viaggiato tanto, con mia moglie e mia figlia... io sono un uomo molto schivo, per molti anni non mi sono fatto fotografare e non mi immaginavo che il mio volto fosse conosciuto nel mondo e poi succedeva che eravamo in Cina, addirittura a Taipei, New York, Londra, Parigi o in India, e la gente mi fermava per strada dicendomi: "Ma lei è Mr Gigli?" "Sì" ho detto "Ah, ma io conservo nel mio armadio un cappotto da cui non mi potrò mai separare, un vestito con cui ho incontrato il mo fidanzato, per me è il vestito della mia vita che anche se non c'entro più sarà sempre lì. E questo, uomini e donne. A un certo punto ho pensato che forse io dovrei fare ancora qualcosa".
E ancora Romeo Gigli ci parla di Milano e del Sistema Moda Italia "Milano è troppo omologata... è solo un gioco di potere e non c'è nessuna tutela per i creativi... il creativo viene soffocato perché non possa fare male ai grandi. Vengono messi nelle grandi maison ragazzi designer che possono essere controllati e non designer creativi, per cui improvvisamente Parigi si riprende l'egida della creatività...".
Romeo Gigli ci dice anche che "la moda è stata meravigliosa finché ha mantenuto il suo mistero, ha snaturato il suo racconto di glamour", ora si è cannibalizzata. Meglio le performance delle solite sfilate. Soprattutto a Milano servono nuovi concept, "ognuno dovrebbe trovare una sua idea, non deve essere una formula così ripetitiva... i vestiti che sono sempre gli stessi, che si assomigliano tanto, per cui se stacchiamo un po' le etichette non c'è più modo di riconoscerli l'uno dall'altro...".
Il rischio? La ripetitività e la noia: "Faccio interviste in tutto il mondo con giornalisti di fama internazionali esasperati dalle troppe sfilate, da questa formula ripetitiva... emerge una grande noia di venire a Milano e il desiderio di scappare a Parigi dove la moda è davvero creativa".
L'analisi di Romeo Gigli è spietata, ma lucida e il suo j'accuse dovrebbe finalmente far aprire gli occhi a chi non capisce che la moda possa implodere e morire di morte centrifuga a furia di far girare sempre in un senso la giostra e chi ha avuto la sorte di salirci sopra.
Guardate tutta la lunga intervista video esclusiva su WhyModa
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