La chiusura del processo di Garlasco con l'assoluzione di Alberto Stasi per il delitto di Chiara Poggi, come era prevedibile, ha, creato moltissime polemiche.
Innanzitutto il verdetto è stato di assoluzione con formula piena, che, come ci ricorda Notitia Criminis, si base sull'articolo 530 secondo comma del codice di procedura penale: "Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile". Si tratta quindi di uno scioglimento che lascia l'amaro in bocca, non perché si voglia a tutti i costi Stasi colpevole, ma perché in definitiva tutte le attività investigative e processuali hanno portato ad un nulla di fatto.
Il giorno dopo la sentenza sui quotidiani di tutta Italia sono apparsi articoli che oltre a riportare le dichiarazioni dei protagonisti della vicenda hanno voluto ripercorre gli eventi che hanno portato a questo epilogo. Ma c'è un elemento che si ripete con una certa frequenza: il rilievo che le forze dell'ordine non hanno fatto abbastanza nel condurre le indagini, corrompendo la scena del delitto e dimostrando una grande incompetenza nella gestione delle prove.
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