Italia sì, Italia no. Siamo sempre sul filo del manicheismo più antimoderno, le sfumature non esistono. O sei di destra o di sinistra, fighetto o sfattone, santo o peccatore, bianco o nero. Sabato si è consumato un altro sit in contro l'informazione controllata e lottizzata dal potere (vedi Milano2.0 da Milano, Joshua Evangelista di Reporters e Claudio Alberti di Roma2011 da Roma). Dovrebbe essere una manifestazione trasversale, ha osservato Giovanni De Mauro al Festival di Internazionale, eppure è stata solo di sinistra.
Una premessa: mi piacciono A presa diretta, Report, Blob, Annozero e le due signore nel video. Non apprezzo nessuno dei tg Rai e Mediaset. Ma ci sono anche delle sfumature.
In Italia la libertà di stampa esiste, ma sono assai forti le intimidazioni e le intromissioni dei poteri forti (non solo della politica) nel mondo dell'informazione, di cui pretendono di dettarne l'agenda. E i giornalisti che fanno? Nella maggior parte dei casi preferiscono il posto al sole, la comodità del gregario, tengono famiglia e si adagiano al desk senza il piglio del cane da guardia. O meglio, questi sono i cronisti più visibili che riempiono tv, talk show e poltrone in pelle in Rai e nei grandi quotidiani. E parlo degli articolo 1, non della schiera martirizzata di giornalisti precari, per cui il ricatto è pane quotidiano. Ma non viene direttamente dai poteri forti. Più modestamente, sia per la categoria viziata dai privilegi che dai giovani pagati pochi euro a pezzo, viene dal collega servile, dal caporedattore o dal direttore.
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