Controllare, proibire, limitare l'uso e l'abuso di farmaci, strumenti e conoscenze mediche per scopi che non siano potenzialmente curativi non è più l'obiettivo della bioetica.
Come interpretare altrimenti l'uscita di un esperto di bioetica, John Harris, professore dell'Institute for Science, Ethics and Innovation all'Università di Manchester, e capo editore del Journal of Medical Ethics, che liberalizzerebbe volentieri l'uso di sostanze create per curare disturbi fisici reali, per migliorare le prestazioni di soggetti sani che per definizione di farmaci e cure non avrebbero bisogno?
Per approfondire l'argomento leggete il post su Arte e Salute.
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