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25 aprile della Resistenza tradita: le Brigate Rosse ne "Il sol dell'avvenire". Parla Giovanni Fasanella

Eleonora Bianchini avatar Sabato 25 Aprile 2009, 13:00 in Politica e Società di Eleonora Bianchini
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25 aprile, giorno della Liberazione. Una data spartiacque per la storia d'Italia che, oltre alla fine della dittatura di Mussolini, rimanda alla Resistenza partigiana, per alcuni tradita dalla mancata rivoluzione: fu questo uno dei fondamenti ideali per la costituzione delle Brigate Rosse, nate in seno al Pci per ribellarsi a un partito incapace di realizzare quelle 1, 100, 1000 Vietnam profetizzate da Che Guevara.

Giovanni Fasanella e Gianfranco Pannone raccontano quegli anni ne "Il sol dell'avvenire" (Chiarelettere, cofanetto libro + DVD, euro 19.60): nel ristorante "Da Gianni" a Costaferrata in provincia di Reggio Emilia, dove nel 1970 si svolse il primo vero Congresso delle Br, si ritrovano dopo quasi 40 anni Alberto Franceschini, Tonino Loris Paroli, Roberto Ognibene (tra i più duri brigatisti rossi con Prospero Gallinari e Renato Azzolini che hanno scontato la pena e ora sono in libertà), Paolo Rozzi e Annibale Viappiani (che negli anni caldi scelsero invece di rimanere nel Partito comunista). Una testimonianza che fa luce sull'autentica genesi del movimento, l'oscurantismo del PCI del dopoguerra, il dolore intimo di chi imbracciò le armi per la Resistenza e il relativo desiderio di riscatto. Un film incalzante aldilà degli steccati ideologici e nonostante la stroncatura preventiva del Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Giovanni Fasanella.

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25 Apr 2009
alle 18:30

giovannitalleri

     Visione nel complesso estremamente riduttiva perché pretende di risolvere la storia nelle beghe tra pochi personaggi del comunismo internazionale.

Le buone premesse, diciamo le basi dell’autentica religione marxista si sono disciolte, come tutto ciò che avrebbe potuto e potrebbe portare pace ed eguaglianza tra gli umani. Le convinzioni filosofiche, le religioni. E il motivo dovrebb’essere ormai noto a tutti, perlomeno a coloro che sono dotati di un briciolo, uno solo e sia pur piccolo, di autocoscienza. L’esistenza pervicace, millenaria, anzi più in là, proveniente da un lontano inimmaginabile inizio, di un determinato modo di esistere, di vivere, nel suo finire e ricominciare, morire e rinascere. Un composto di istinti essenziali, indistruttibili per la vita, la morte, la rinascita. Istinti, spontanei meccanismi di risposta, di reazione al contatto, alla sola vicinanza di qualsiasi altra individualità, dalla materia grezza al pensiero.

     Diremo che, a parte i pochissimi santi che molto di rado compaiono in mezzo all’umanità, ognuno è chiuso nel proprio egoismo ed è animato da tanta avidità e ingordigia da formare, anche non volendolo, un insuperabile ostacolo, un suo particolare castello di parole, testimonianze, convinzioni, che vanno dalla fede al fanatismo, ma che sempre e soltanto riguardano la sua individualità.

    Per il nostro 25 aprile, a parte le parole dell’ex comunista presidente della Repubblica e dell’ex fascista ministro della difesa, tutte volte a cucire in qualche modo lo strappo della nostra storia, a rappezzare, incerottare la grande ferita del tradimento, o se si vuole del cambiamento di fronte, sarebbe bene non festeggiare tanto, non festeggiare affatto, ma raccogliersi nelle piazze, ovunque, ed osservare un’ora di silenzio.www.giovannitalleri.it

 

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