Quella mano tesa verso l'Islam non è soltanto demagogia del discorso di insediamento; è vero, tendiamo la trappola del messia a Barack Obama, come ha spiegato Richard Ford nell'editoriale di domenica sul Corriere della Sera, e crederlo l'unto del Signore potrà generare delusione nei suoi elettori e un tutto l'Occidente. Insomma, toccare Obama, messaggero di pace e taumaturgo, è segno di benedizione, come ha raccontato la cameramen di Al Arabiya Muna Shakiki su Facebook.
I primi non sembrano passi falsi e Obama inaugura il mandato con piglio deciso: ha già firmato per chiudere Guantanamo entro il 2009, abolire la Mexico City Policy e promuovere il piano verde di cui parla Autoinsight. Poi il colpo di grazia, senza allusioni: nell'intervista ad Al Arabiya spiega che i musulmani non sono nemici.
Ecco i primi effetti: sul sito della tv araba, più filoamericana rispetto alla radicale Al Jazeera, si susseguono commenti di apprezzamento. Si legge infatti: "è aperto al dialogo", "è significativo che abbia rilasciato la prima intervista da neopresidente a una tv araba", "i musulmani danno il benvenuto a Obama" e "che Allah lo aiuti". Per gli arabi, il presidente degli Stati Uniti è Barack Hussein Obama, dove quel secondo nome vale come appellarsi all'avvocato difensore.
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