Mentre il Vaticano continua a sorvolare sulla necessità di schierarsi a favore della depenalizzazione dell'omossessualità, Vincenzo Branà di Omoios continua a seguire da vicino gli sviluppi del dibattito.
Giovedì scorso, ad esempio, Jorge Arguello ha letto davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite l'appello sottoscritto da sessantasei paesi, Francia in testa (nella foto la ministra francese Rama Yade), affinché l'orientamento sessuale, l'omosessualità in particolare, cessi di essere un reato, punito col carcere, con la tortura o con la morte. L'occasione era la celebrazione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione Internazionale dei Diritti Umani, quell'appello - simbolico, nulla di vincolante - serviva a fare un passo in più. "Un primo grande passo - ha dichiarato soddisfatto Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay - a favore della libertà di milioni di persone omosessuali nel mondo".
Va detto però che mentre sessantasei paesi del mondo ieri effettuavano quel passo, altri sessanta - in testa l'Egitto - presentavano una contro-dichiarazione ribadendo le ragioni della loro manifesta e fiera omofobia. Gli Stati Uniti non si sono finora pronunciati, così come altri sessantacinque paesi. Contrarie molte nazioni arabe e il Vaticano, che però non ha aderito neanche alla contro-dichiarazione
Ma nemmeno è stato zitto. Il Monsignor Migliore, a un certo punto, ha pronunciato il suo intervento. Continua a leggere su Omoios.
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