Vi è mai capito di dover partecipare ad un incontro con persone estranee o lavorare al fianco di colleghi ma provare un'indefinita sensazione spiacevole, di esclusione? Giulietta Capacchione del blog Psicocafé propone un'interessante ricerca di embodied cognition, "cognizione incarnata", un filone di studi psicologici che attraverso ricerche testimoniano l'affascinante e inscindibile rapporto tra la mente e il corpo.
Nel primo esperimento realizzato dai ricercatori Bo Zhong e Geoffrey Leonardelli della Rotman School of Management dell’ Università di Toronto, a 65 soggetti suddivisi in due gruppi veniva chiesto di ricordare "o un’esperienza personale di esclusione sociale, una situazione in cui si erano sentiti rifiutati o esclusi e avevano provato una sensazione di solitudine e di isolamento, oppure un momento in cui si erano sentiti accettati dal gruppo".
"Hanno poi chiesto a tutti di stimare la temperatura della stanza in cui si trovavano, col pretesto che il personale che si occupa della manutenzione dello stabile avesse necessità di questa informazione", continua Psicocafé. "L’analisi di queste stime ha evidenziato che coloro che avevano ricordato un’esperienza di esclusione sociale stimavano la temperatura della stanza come inferiore, in altre parole sentivano più freddo".
Un'esperienza psicologica come l'esclusione sociale può diventare un'esperienza fisica? Continua su Psicocafé
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