Molti giornali hanno sottolineato in questi giorni le regole imposte agli eventi olimpici in Cina, indicando la rigidità della censura cinese come specchio di un Paese che limita la libertà umana. Se in Cina c'è un grosso problema di democrazia e di libera informazione, nel nostro Paese c'è un problema di disinformazione (e di democrazia?).
Massimo Brignolo sul blog Pechino 2008 ha segnalato come molte delle regole citate si ritrovavano tali e quali tra le norme previste per le Olimpiadi invernali di Torino, uno smascheramento della disinformazione di molti quotidiani (vedi Repubblica, TGcom, La Stampa, Il Giornale, Il Messaggero) ripreso anche da Luca Sofri sul blog Wittgenstein.
Ad esempio, sulla Guida Ufficiale dello Spettatore di Torino 2006 si legge il divieto all'introduzione negli impianti tra le altre cose di "bandiere più larghe di 1,8 m x 0,9 m o di paesi non partecipanti, striscioni e volantini non autorizzati". Esattamente, scrive Massimo Brignolo, la stessa regola che sta facendo gridare allo scandalo in questi giorni da molti giornali pensando ad un decisione ad hoc contro ogni protesta a favore del Tibet.
Ci sorprende (ancora una volta) l'uso strumentale dell'informazione. Non solo non aiuta la lotta in favore della democrazia, ma si inasprisce il braccio di ferro "Cina contro resto del mondo" come sottolinea Emanuela Zerbinatti nel blog Arte e Salute.
Per saperne di più continua su Pechino 2008 (Foto da Flickr.com)
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alle 07:56
luca
non posso che complimentarmi per l'obbiettivita', da tempo la cercavo ma nel panorama nazionale e' una qualita' sempre piu difficile da trovare.