In un libro interessante e coraggioso, Philip Meyer ha scritto che il futuro dei giornali di carta è breve. Così breve che gli americani compreranno l'ultima copia cartacea del New York Times nei primi tre mesi del 2043.
Oggi Haaretz pubblica un'intervista ad Arthur Sulzberger, presidente del gruppo che edita quotidiano newyorchese, in cui si legge: «Se pubblicheremo il Nyt fra cinque anni? Non mi interessa». Il padrone del vapore, insomma, ha tracciato la strada: il futuro dell'informazione è internet. E prima di quanto si possa credere.
Sarà l'eldorado dei media? Non tutti ne sono sicuri: nel mondo - e in Italia quando accadrà - potrebbero esserci seri riflessi sull'occupazione dei giornalisti (Reporters), e comunque l'integrale passaggio all'online non significa per forza avere un web «democratico» (Comunità digitali). E poi, ci sarà sempre qualcuno che non intende rinunciare al piacere della carta tra le dita (Terronista). A meno che non si tratti del giornale del bar, unto e toccacciato da troppi altri; allora, ben venga l'online (PocaCola)
Ma nessuno dubita si tratti di una sfida, espressione di un coraggio che in Italia manca (GiacomoBurruano), non tanto per la presenza di testate on line, quanto per lo scarsissimo livello di interlocuzione tra giornali e lettori (Pandemia). Tra le cause del poco coraggio, anche l'assenza di strutture per far sviluppare la rete, ancora ai margini della considerazione della politica (Blogosfere Politica e Società).
UPDATE
Del futuro dell'informazione parla anche Beppe Severgnini nell'intervista con Sara Magotti (SpotX).
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