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Staccare la spina a Piero Welby è «inammissibile»

Sabato 16 Dicembre 2006, 13:00 in Post interessanti di
welby.jpg

Il tribunale civile di Roma ha deciso: il ricorso presentato da Piergiorgio Welby è inammissibile. Il trattamento terapeutico, di cui Welby chiedeva la sospensione, dovrà continuare.

I radicali, e in particolare il segretario dell'Associazione Luca Coscioni Marco Cappato, hanno affermato che appelleranno la decisione del giudice, Angela Salvio.

La vicenda di Welby, affetto da Sclerosi laterale amiotrofica e tenuto in vita da un respiratore artificiale, pare dunque destinata a far discutere ancora. I nostri blogger avevano già fatto in questa occasione le loro considerazioni. Il confronto prosegue ora con un post di Emergenza Salute e uno di Gasolina.

Quest'ultimo critica con forza la deriva formale burocratica di una vicenda che riguarda l'essenza della libertà dell'individuo; il primo si concentra invece sull'opportunittà di modificare il codice deontologico dei medici, inadeguato di fronte a casi importanti come quello di Welby.

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4 commenti
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19 Dic 2006
alle 20:41

vittorio banda

EUTANASIA

 

 

La sofferenza te incomoda hai da accudì la zia?

nun c’è problema che adesso arriva l’eutanasia !

La definiscono a loro dire “ la dorce morte “

è quello che tocca ar malato pe su’ sorte.

 

Er medico de Ippocrate faceva er giuramento

oggi nun se giura più lo decide er parlamento.

La vita era un bene anche co la sofferenza

se guarda solo ar piacere der resto se fa senza.

 

S’è radicato l’uso de chiamà le cose diversamente

in modo da confonnere l’idee de tutta la gente.

Defatti chiameno l’eutanasia: “ morte leggera”

chiamatela cor su’ nome “omicidio” e bona sera !

 

Già l’ONU ha diviso li vecchi in due belle fascie

giovani vecchi e vecchi vecchi co le ambascie.

Questa è ‘na divisione rigida e comunitaria

pe contenere ar massimo la spesa sanitaria.

 

Pe cui se vuoi essere curato nei tuoi confini

se sei vecchio hai da cacciare fora li quadrini.

Arriveremo ar punto dei vecchi zombi circolanti

ma semo proprio rincoglioniti tutti quanti ?

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19 Dic 2006
alle 12:11

eppursimuove

E' vero. Il problema è anche questo per Welby. Che avendolo portato all'attenzione pubblica, di attenzione ce n'è troppa. Ecco quindi che chi normalmente avrebbe staccato la spina, per lui non lo fa. Quello che veramente trovo preoccupante è che se Welby dovesse morire senza nessun tipo di "aiuto", questo argomento tornerà nel silenzio. In questo caso, Welby e non solo lui, morirebbe un'altra volta. Se invece Welby dovesse andare avanti in questa situazione ogni giorno leggeremo dichiarazioni e controdichiarazioni ma non leggeremo di definizioni e decisioni. Perchè questo argomento chiede di essere affrontato. A Welby e a tutti quelli che stanno in una condizione simile lo dobbiamo. A prescindere da come la si pensi politicamente. Perchè si tratta della nostra vita. Che è politica, comunque, ma non "partitica".

2
19 Dic 2006
alle 11:40

Blogosfere staff

Come dici tu, la condizione di Welby pone di fronte a quelle domande che fanno tremare i polsi, e per le quali una risposta - qualsiasi essa sia - non è mai quella esaustiva. Però Welby ha avuto il coraggio di far diventare una questione pubblica ciò che finora è stato un affare privato tra i medici e le famiglie del paziente. Quando Marco Cappato, segretario dell'Associazione Luca Coscioni e deputato della Rosa nel pugno, dice che negli ospedali, tacitamente, in casi come quelli di Welby i medici sedano il malato per condurlo serenamente verso il suo destino, con il consenso della famiglia, è difficile trovare argomenti per smentirlo. Allora è giusto che ciò assuma una dimensione pubblica, e che una legge regoli ufficialmente ciò che ora è una prassi.

1
19 Dic 2006
alle 11:19

eppursimuove

E' una situazione così privata e dolorosa che non riesco ad avere un’opinione su ciò che riterrei opportuno, sensato, fare. Ho ascoltato le parole di Livia Turco qualche sera fa a Otto e mezzo. Mi è parsa sincera la sua difficoltà e sensibilità. Condivido con lei la sensazione che quest’uomo sia un uomo che proprio per averci messo a conoscenza della situazione, della sua volontà di uscirne, proprio per la tenacia con la quale ci sta chiedendo di occuparci di lui mettendo fine a quella che per lui è una tortura, dimostra una vitalità. Il suo corpo è legato ad un respiratore. La sua testa è lucida. Obiettivamente, chi se la sente di staccare il respiratore? Medici disposti a farlo, perchè considerano questo accanimento terapeutico, ci sono, ma vogliono tutele legali. Che non ci sono. Ci sono enunciazioni mai tramutate in leggi. Ma Welby è vittima – perchè questa sarebbe la parola: vittima – di un accanimento terapeutico? Qual’è, se esiste, il confine tra l’accanimento terapeutico e l’uccisione di un uomo dalla testa vitale e dal corpo dipendente da un respiratore? Io non lo so. So che ce ne dobbiamo occupare. Dopo la sentenza che ha negato l’autorizzazione a procedere come richiesto e voluto da Welby,  sono arrivati i pareri di coloro che sostengono che è discutibile, che non regge. E’ esattamente questo che non serve a Welby. Non è questo che serve ad un uomo. Serve che ognuno per le proprie competenze e responsabilità definisca e disponga cosa sia l’accanimento terapeutico, in base a quali condizioni è consentito staccare una spina, chi lo debba fare. Io non so cosa farei, pur avendo dei principi, delle convinzioni precise, nel caso in cui dovessi trovarmi di fronte ad una persona che amo che si trova a chiedermi di mettere fine alla sua vita diventata dolore e tortura. Non so neppure, per quanto mi è dato di conoscere oggi, se qualcuno debba staccare la spina a Welby. Sono anche d’accordo con la Turco che la sanità lascia sole le persone che si trovano in condizioni irrecuperabili. Così come si prevede sostegno, assistenza ad una donna che vuole abortire perchè non si fa altrettanto per una persona che soffre, senza via d’uscita, che vuole anche morire?.Riconosco la sensibilità e le difficoltà della Turco. Ma lei è un politico con un incarico esecutivo. A lei spetta proporre aldilà delle parole, soluzioni concrete che il Parlamento dovrà discutere e approvare. Ovviamente, lo può fare solo con il supporto delle competenze dei medici, bravi, molto bravi, a mostrarsi mediaticamente, ancora più bravi nello sparire di fronte alle proprie responsabilità. Perchè le responsabilità sono di chi ha le competenze e riveste certi ruoli. Qualcuno glielo dovrà spiegare prima o poi ai medici. Ed è ora di finirla con questo susseguirsi di dichiarazioni che seguono altre dichiarazioni. Tutti veloci e capaci di esprimere un parere sull’altro, nessuno di esprimere un parere su chi dovrebbe fare qualcosa per mettere fine alla sofferenza di Welby. Finirà come sempre finisce in Italia. Forse Dio, ad un certo punto, staccherà la spina di Welby e farà un favore a tutti. Tireranno un respiro di sollievo. Ministri, medici, giudici. Le dichiarazioni, le prese di irresponsabilità scemeranno. Nessun passo avanti, nessuna proposta concreta. Tutto rimandato al prossimo caso Welby. In Italia, vivono e operano parecchi morti viventi. Persone che fisicamente respirano, camminano, mangiano, ecc. ma le loro teste sono morte. Tutti coloro che per le loro competenze e responsabilità non faranno qualcosa, da oggi, per far sì che non solo Welby ma in futuro anche altri, non si trovino di fronte ad un muro di gomma che li rimbalzi, sono morti. Più morti di Welby. Ma diversamente da Welby, non stanno soffrendo. Per ora.

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